Belisario Simoncelli

 

 

 

 

 

 

 

 

BELISARIO  SIMONCELLI

CAPITANO DI COMPAGNIA
NELLE GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA
CONTRO GLI UGONOTTI

CAMERIERE D’ONORE
DI PAPA CLEMENTE VIII

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DEI SIMONCELLI DI ORVIETO
PARTE VI

Belisario nacque a Orvieto nel 1544, da Antonio Simoncelli, conte di Castel di Piero,
nobile della città di Orvieto e da Cristofora Ciocchi del Monte, nipote del cardinale
Giovanni Maria Ciocchi del Monte, papa Giulio III.

Nell’agosto del 1565 insieme al nobile perugino Ascanio Della Cornia, entrò nel corpo
di spedizione riunito a Messina sotto il viceré di Sicilia García Alvarez de Toledo, per
prestare soccorso all’isola di Malta, assediata dai turchi.
Rientrato a Roma, entrò al
servizio del granduca Francesco, partecipando alla spedizione toscana nelle guerre di
religione in Francia sotto il comando di Mario Sforza di Santa Fiora.

Al suo rientro in Italia fra il 1569 e il 1570 e si trovò impegnato in un’aspra contesa
giudiziaria per la successione ai feudi della famiglia Del Monte, poiché il fratello di
papa Giulio III, Baldovino Del Monte, aveva previsto la successione di un Simoncelli,
a patto che prendesse il suo cognome e le sue
insegne araldiche e fu chiamato a
succedergli il fratello Simoncello, che aveva assunto
cognome e arma dei Del Monte.

Nel 1591 venne nominato capitano di una compagnia di fanti, in occasione della
spedizione voluta da Gregorio XIV in aiuto dei cattolici francesi, durante le guerre
di religione.
Successivamente entrò nell’esercito spagnolo, impegnato contro i francesi
nella guerra del 1595-98 e contro gli olandesi nelle Fiandre. Sotto il comando del duca
di Fuentes, partecipò alla conquista di Châtelet, Doullens. Quindi, l’anno successivo,
diventato governatore delle Fiandre il cardinale Alberto d’Austria, Belisario si trovò alla
presa di Calais e a quella di Hulst.

Al termine dell’esperienza decennale nelle Fiandre, nel giugno del 1600 a Bruxelles
realizzò un breve scritto
di strategia e tattica militare, ricco di esempi classici, ma
anche di rimandi alla “Vita di Castruccio Castracani” di Niccolò Machiavelli.
Dimostrandosi quasi un precursore, essendo un deciso fautore dell’uso campale delle
artiglierie e dell’assottigliamento dei quadrati spagnoli di combattenti.
Rientrò in Italia
intorno al 1603 e fu accolto fra i camerieri d’onore di papa Clemente VIII.
Morì a Roma o a Orvieto, in data imprecisata.

 

 

 

lA STORIA

      DEI SIMONCELLI DI ORVIETO
PARTE I     PARTE II     PARTE III    PARTE IV    PARTE V     PARTE VI   PARTE VII     PARTE VIII 

___________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Giulio III


GIOVANNI MARIA DE’ CIOCCHI
DEL MONTE DI MONTE SAN SAVINO

PAPA GIULIO III

 

 


DEI SIMONCELLI DI ORVIETO
PARTE V

Giovanni Maria Ciocchi del Monte nacque a Roma
da Vincenzo Ciocchi del Monte, famoso giurista, e da Cristofora Saracini,
fu educato, secondo i dettami dello zio il cardinale
Antonio Maria Ciocchi del Monte, in un prestigioso oratorio presso il
Laterano,
dove ebbe come tutore l’umanista Raffaele Lippo.
In seguito, studiò giurisprudenza nelle Università degli Studi di Perugia e
di Siena
e dopo la laurea, fu avviato alla carriera ecclesiastica,
studiò teologia sotto il domenicano Ambrogio Catarino Politi.

Nel 1504, divenne cancelliere di papa Giulio II, nel 1511 suo zio
Antonio Ciocchi del Monte fu creato cardinale e nel 1513 succedette allo zio
come arcivescovo di Siponto. Nel 1521 aggiunse anche la diocesi di Pavia.

Durante il Sacco di Roma del 1527, fu uno degli alti prelati consegnati
da papa Clemente VII alle forze dell’imperatore Carlo V d’Asburgo come ostaggi.
Avrebbe potuto restare ucciso assieme agli altri a Campo de’ Fiori,
se non fosse stato liberato in segreto dal cardinale Pompeo Colonna.

Fu creato cardinale presbitero nel concistoro del 22 dicembre 1536
da Paolo III,  e il 15 gennaio 1537 ricevette il titolo di San Vitale. Prese parte alla
commissione incaricata della preparazione del concilio di Trento.
Il 13 dicembre 1545 aprì la prima sessione dei lavori nella sua funzione di legato
pontificio (fu uno dei tre legati papali,  assieme all’inglese Reginald
Pole e a Marcello Cervini, il futuro papa Marcello II). Nel 1547 appoggiò la
decisione di trasferire il concilio a Bologna.
Suo fratello maggiore
Baldovino Ciocchi del Monte (1485-1556) si unì in matrimonio con Giulia
Mancini.  Baldovino divenne duca di Camerino (1550); suo figlio
Giambattista Ciocchi del Monte assunse i titoli di duca di Nepi,  generale e
governatore di Fermo.

Cristofora, figlia di Baldovino, sposò il conte di Castel di Piero,
Antonio Simoncelli. Nel 1553 Giulio III creò cardinale diacono dei Santi Cosma
Damiano
il loro figlio Girolamo Simoncelli e il 25 giugno 1554 lo
nominò vescovo di Orvieto, sua città natale; carica che mantenne fino alla morte.

 

 

LA STORIA

DEI SIMONCELLI
PARTE I     PARTE II     PARTE III    PARTE IV    PARTE V     PARTE VI   PARTE VII     PARTE VIII

_______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________