Girolamo Simoncelli

 

 

 

GIROLAMO SIMONCELLI
CARDINALE SRC

DI SANTA MARIA IN TRASTEVERE
IN ROMA
E VESCOVO DI ORVIETO

 

 

 

 

 

 


DEI SIMONCELLI DI ORVIETO
PARTE III

Girolamo nasce in Orvieto nel 1524, da Antonio Simoncelli,
conte di Castel di Piero e da Cristofora Ciocchi del Monte ed è pronipote di
papa Giulio III, poiché il nonno Balduino
è fratello del pontefice, Giovanni
Maria de’ Ciocchi del Monte di Monte San Savino.

Da Giulio III, suo zio, Girolamo venne creato cardinale diacono dei Santi
Cosma e Damiano all’età di soli 31 anni nel Concistoro del 22 dicembre 1553;
fu poi cardinale prete di Santa Prassede e, nel 1598, di Santa Maria in Trastevere.

Essendo stato creato cardinale in giovane età, ed avendo avuto una vita lunga
Girolamo fu cardinale per 52 anni; fu pertanto «protopresbitero», cioè il
cardinale presbitero nominato da più tempo, e condivide con il cardinale
Giacinto di Pietro di Bobone (Cardinal Orsini) il record di partecipazione a
conclavi.

Ben dieci, per le elezioni di papa Marcello II, papa Paolo IV, papa Pio IV,
papa Pio V, papa Gregorio XIII,  papa Sisto V,  papa Urbano VII,
papa Gregorio XIV,
papa  Innocenzo IX e papa Clemente VIII. 

Giulio III il 25 giugno 1554 lo nominò vescovo di Orvieto, sua città natale;
dimessosi nel 1562, ne riprese il governo come amministratore, e lo mantenne
fino alla morte.

Il 21 febbraio 1600 divenne vescovo della Sede suburbicaria di Albano, dalla quale
poco tempo dopo, il 24 aprile 1600 fu trasferito alla sede suburbicaria di Frascati,
da cui il 16 giugno 1603 passò alla sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina.

Nel 1548 il Cardinale Girolamo fece costruire un palazzo che divenne noto come
Palazzo Carvajal, la cui realizzazione è attribuita all’opera di Ippolito Scalza
in fronte al palazzo Simoncelli.
Sul palazzo un’iscrizione al di sotto delle finestre del
primo piano annuncia in spagnolo che il Palazzo Carvajal dei Carvajal è stato costruito
per la comodità dei suoi amici.

La storia tramanda alcuni dati biografici singolari, infatti Francesco Cancellieri
riferisce dell’abitudine del Cardinale Simoncelli di far incendiare di nascosto
i carri di fieno, «per impaurire i villani», per poi pagare i danni causati.

Nel 1590 il cardinale si trovò al centro di grandi dissidi a causa di un testo falso,
noto come «Profezia sui papi» attribuito a San Malachia, redatto e fatto circolare,
altresì, dai suoi partigiani
attorno al 1590 per facilitarne l’ascesa al soglio pontificio.
Nel testo “profetico” 111 pontefici, a partire da papa Celestino II (XII secolo), sono
designati con un breve motto.

Quello del pontefice successore di papa Urbano VII, pontefice per soli 13 giorni
nel 1590,
avrebbe dovuto essere “De antiquitate Urbis”, con allusione a Orvieto,
città natale del
Cardinale detta in latino «Urbs Vetus».

Morì nel 1605  e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Popolo in piazza del
Popolo a Roma.
Lasciò agli eredi Luigi ed Antonio Simoncelli anche il Castello
di Monte Rubiaglio
da lui fatto restaurare nel 1554.

 

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LA STORIA

DEI SIMONCELLI
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Belisario Simoncelli

 

 

 

 

 

 

 

 

BELISARIO  SIMONCELLI

CAPITANO DI COMPAGNIA
NELLE GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA
CONTRO GLI UGONOTTI

CAMERIERE D’ONORE
DI PAPA CLEMENTE VIII

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DEI SIMONCELLI DI ORVIETO
PARTE VI

Belisario nacque a Orvieto nel 1544, da Antonio Simoncelli, conte di Castel di Piero,
nobile della città di Orvieto e da Cristofora Ciocchi del Monte, nipote del cardinale
Giovanni Maria Ciocchi del Monte, papa Giulio III.

Nell’agosto del 1565 insieme al nobile perugino Ascanio Della Cornia, entrò nel corpo
di spedizione riunito a Messina sotto il viceré di Sicilia García Alvarez de Toledo, per
prestare soccorso all’isola di Malta, assediata dai turchi.
Rientrato a Roma, entrò al
servizio del granduca Francesco, partecipando alla spedizione toscana nelle guerre di
religione in Francia sotto il comando di Mario Sforza di Santa Fiora.

Al suo rientro in Italia fra il 1569 e il 1570 e si trovò impegnato in un’aspra contesa
giudiziaria per la successione ai feudi della famiglia Del Monte, poiché il fratello di
papa Giulio III, Baldovino Del Monte, aveva previsto la successione di un Simoncelli,
a patto che prendesse il suo cognome e le sue
insegne araldiche e fu chiamato a
succedergli il fratello Simoncello, che aveva assunto
cognome e arma dei Del Monte.

Nel 1591 venne nominato capitano di una compagnia di fanti, in occasione della
spedizione voluta da Gregorio XIV in aiuto dei cattolici francesi, durante le guerre
di religione.
Successivamente entrò nell’esercito spagnolo, impegnato contro i francesi
nella guerra del 1595-98 e contro gli olandesi nelle Fiandre. Sotto il comando del duca
di Fuentes, partecipò alla conquista di Châtelet, Doullens. Quindi, l’anno successivo,
diventato governatore delle Fiandre il cardinale Alberto d’Austria, Belisario si trovò alla
presa di Calais e a quella di Hulst.

Al termine dell’esperienza decennale nelle Fiandre, nel giugno del 1600 a Bruxelles
realizzò un breve scritto
di strategia e tattica militare, ricco di esempi classici, ma
anche di rimandi alla “Vita di Castruccio Castracani” di Niccolò Machiavelli.
Dimostrandosi quasi un precursore, essendo un deciso fautore dell’uso campale delle
artiglierie e dell’assottigliamento dei quadrati spagnoli di combattenti.
Rientrò in Italia
intorno al 1603 e fu accolto fra i camerieri d’onore di papa Clemente VIII.
Morì a Roma o a Orvieto, in data imprecisata.

 

 

 

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